Cenni per alcuni appunti di metodologia della ricerca storica
La storia è anche usata come strumento di identitàcolletiva. Come i calendari (scritti subito) o le cronache (scritte a distanza di tempo). All’origine della storiografia occidentale c’è la mitologia (mythos, racconto). La storia è un salto dal mito il cui padre è Esiodo, ma con continuità. La parola nasce in Grecia tra il V ed il VI secolo a. C. in contemporanea con la parola polis (comunitàorganizzata, città). I concetti nascono con Erodoto, il primo ad usare la parola da Cicerone (pater historiae), parola creata da termine indoeuropeo: histor è colui che vede. La differenza tra Omero, mitografo, ed Erodoto, storico è che il racconto di Omero non ha una collocazione temporale e una definizione delle fonti, mentre Erodotodàuna cronologia e sostiene di essere stato testimone dei fatti. L’indicazione della fonti è un carattere essenziale della storia.
Il percorso di 25 secoli di storia è definibile con due elementi:
lo sforzo di rendere scientifico il lavoro dello storico, la comunitàriconosce il ruolo (fiaccola di Olimpia) alle persone che fanno storia, viene loro riconosciuto uno status speciale.
il processo di professionalizzazione della storia è intrecciato al fare politica.
Nel Dialogo riportato da Platone, tra Socrate e Protagora: nell’agoràparlano gli specialist, ma al parlare di politica tutti possono intervenire. Da qui parte la questione se sia possibile insegnare l’arte politica o no.
Tucidide è il primo a parlare di metodo storico meta o dos cioè percorso migliore per arrivare ad una meta. Se per Platone la politica è un’arte, per Aristotele è un sapere, una scienza per cui è necessario che sia insegnata. Così il passaggio da Erodoto a Tucidide: da arte a scienza (arthé o tèchne àepisteme). Se la’rte implica un aspetto creativo, dunque endogeno, è innata, mentre la scienza è un insegnamento.
La storia dàesempi, è un mezzo per costruire il ricordo e costituire una ocmunità, rinforzarla, per cui nella storia si cercano degli insegnamenti, la storia come esercizio, bisogna cercare le fonti per l’agire politico, fonte res gestae. Coloro che ambivano ad essere amministratori dovevano avere una base storica, necessaria per il profilo personale dello storico, del politico. Se l’idea classiva per cui i pubblici amministratori è ormai caduta, rimane la concezione strumentale di storia-serbatoio. Gli autori classici usano la storia per fare teoria politica, nell’esame del passato si scorgono le tendenze della politica per cui le si può formalizzare.
La teoria di Polibio: processo ricorrente con forme di governo-base che vanno peggiorando con un processo circolare:
tirannia – aristocrazia – oligarchia – democrazia – oclocrazia (dominio della folla o dei peggiori).
Anche gli autori a noi più vicini ricercano esempi storici come Machiavelli: come ci si possa o debba comportare in date situazioni, giàin Tito Livio v’è la ricerca degli insegnamenti nella storia.
Tacito (I sec. d. C.): la storia diventa strumento per la politica, pone il problema del potere, la storia politica come storia del potere.
Nel 1924 Marc Bloch scrive un’opera che definisce di storia politica con un discorso sulla persistenza in Europa della convinzione popolare che i sovrani avessero poteri teumaturgici: la storia politica è comunque storia del potere.
Tra il XVI e XVII sec. Tacito viene preso a modello per gli scontri tra machiavellici e antimachiavellici per mostrare l’indiscutibile nesso tra la politica e la morale cristiana.
Nei discorsi sulla I Deca di Tito Livio: il politico pratico o l’ideologo politico prendono ed usano la storia per delegittimare l’avversario. Si usa solo un esempio decontestualizzandolo, secondo anacronismi e paralleli assurdi per la costruzione del consenso.
Tucidide dimostra come sia possibile una storia scritta da testimoni, sfatando una posizione presa da millenni secondo cui non si può scrivere la storia di eventi recenti, non ancora maturi.
I testimoni non possono fare storia, oppure affiora ogni tanto la posizione opposta, secondo cui chi non ha vissuto il fascismo non può farne una storia, storiograficamente questo è insostenibile.
Tucidide, protagonista (e testimone) della Guerra del Peloponneso è il primo a porsi un problema di metodo: la verifica delle fonti.
Dato il suo ruolo di testimone assicura di procedere con acribia, cioè con zelo ed accuratezza, vuole ridurre la diffidenza verso chi ha vissuto avvenimenti in prima persona e per marcare la differenza con Erodoto, suo bersaglio non perché falsificatore, ma perché Erodoto prende per buona qualsiasi fonte e manca una parte al suo racconto, ricorre alla fantasia.
sente il lettore prevenuto in quanto è stato testimone-contemporaneo.
metodo, zelo nel vagliare le fonti, inno al senso critico.
nesso storia-politica, essenziale nel lavoro storico.
La ricostruzione non ha mero scopo di farci vedere cosa è accaduto veramente, non basta, guarda agli avvenimenti cercando i nessi con la politica, Erodoto guarda in senso più antropologico. Dunque lo studio della storia serve a capire le leggi della politica; in questo senso gli exempla saranno ripresi da Machiavelli come Precetti, una letterua politica che produce insegnamenti per i politici.
Tucidide cerca le leggi della politica e ritiene la sua opera debba essere letta dal politico, come Machiavelli scrive per Lorenzo de’ Medici (non il Magnifico).
Tacito ha un’attitudine storiografica diversa da Tucidide, infatti non insiste molto sul metodo, non procede con acribia, ma sine ira ac studio, cioè tenendo a bada ira e passione, in maniera obiettiva. Commette perciò l’errore di dichiarare il suo lavoro obiettivo, come studioso che controlla le proprie passioni: nel suo nome nasce il tacitismo, adoperato al posto di Machiavelli in quanto in epoca post-tridentina Machiavelli è immaginato come diabolico.
Lo scopo di Tacito è raccontando come venivano costruite le carriere politiche a Roma, additare modelli da seguire o evitare. Machiaveli intende illuminare le menti dei governanti.
Tacito fornisce tasselli per il modello del politico; Salvemini nel 1932 sosterràche se gli storici ritengono di essere obiettivi o mentono o sono stolti.
Lo studio verrebbe infatti usato ideologicamente, nascondendo sotto questa maschera precisi orientamenti politici.
Secondo Salvemini il dovere dello storico è l’onestà:
deve dichiarare la sua fisionomia politica e storica
deve tenere a bada le sue passioni (avendole dichiarate), la sua onestàlo obbliga ad usare anche i documenti che contraddicono o intaccano lo scopo per cui ha scritto. Il lavoro dello storico non si deve porre il problema dell’opportunitàpolitica, altrimenti sarebbe un ideologo. Il Dio dello storico è la verità.
Il Medioevo nella storiografia è un preiodo di penombra dopo gli antichi storici, c’è stato un ritorno agli approcci iniziali della storiografia e cioè alle cronache e agli annali.
San Girolamo tra il 300-400 d.C.è personaggio dalle cronache molto puntigliose.
Bisogna arrivare al basso Medioevo per ricuperare pienamente l’attivitàstoriografica che avviene con un netto aggancio alla politica, non solo alla riflessione politica, ma proprio al fare politica.
La Rinascita avviene nella libertàdell’Italia comunale, con un’effervescenza culturale e civile che crea Umanesimo e Rinascimento. Nell’Italia delle ritrovate agorà, per le decisioni collettive, rinasce la storia con il fare politca, in una forma nuova di recupero della democrazia.
L’etàdi Dante (1265-1321) vede una rinascita storiografica legata molto alla politca, Nova Cronica del Villani che cercano di dare alla città(Firenze) spinte all’identitàcittadina perché è un periodo di lotte politico-militari.
Il carattere dell’Unmanesimo, rispetto alal storiografia si identifica nella nascita di una attenzione metodologica che si riflette non solo nei contenuti, ma appunto sul metodo storico. Tra il 1400-1500 Lorenzo Valla sostiene la falsitàdella Donazione di Costantino (pretese della Chiesa di un potere temporale, i possedimenti aumentano in quel periodo, ruolo politico del papa). La rinascita della filologia permette alla stoiografia di partire da basi più certe.
Machiavelli e Guicciardini sono i padri della stoiografia moderna, fanno politica attraverso la storia. Machiavelli è un punto di arrivo dell’effervescenza che si traduce in copiosi trattati politici e precettistici. Storico e politico, la sua fonte è l’attivitàdiretta, sua assoluta buona fede mette a serivizio della collettivitàle sue capacità.
Accanto all’esperienza diretta, altra fonte è la storia, dove coglie gli exempla, attraverso cui dàconsigli al principe. L’agire politico è legato alla sostanza della storia.
Guicciardini è più legato agli ambienti papalini.
Nel XVI secolo: maturitàstoriografica, ripristino dell’attenzione al metodo con i primi esempi.
Secolo dei lumi, anche se esiste un Settecento non illuministico.
Il 1600 è un trapasso tra rinascita ed illuminismo.
Paolo Sarpi, frate minore, con Historia del concilio tridentino che appare a Londra con il falso nome di Pietro Soave, Polano nel 1609, a lungo letto come libello anticlericale, Leopold von Ranke gli riconobbe l’importanza sia civile che poltiica, ma soprattuto storiografica.
L’opera è di enorme respiro storico: ricostruisce il 1545-1563, gli Stati Generali della cattolicitàdove si organizzò la riscossa antiriformistica: controriforma con effetti negativi sulla storia europea e soprattutto italiana. Grande nodo nella storia italiana a cui mancò la Riforma e fu anzi, sede della Controriforma.
Secondo un grande storico dell’Illuminismo, Franco Venturi (Torino capitale di studi sull’Illuminismo) «non tutto il XVIII secolo è stato il secolo dell’Illuminismo riformatore»; Riassunto da Immanuel Kant nel motto Sapere aude! (letteralmente osa sapere), abbi il coraggio di sentirti della tua intelligenza, con la rinuncia all’invito di subordinarsi gerarchicamente ai superiori.
Dalla famiglia alla scuola, c’è una cappa di piombo dove ciascun maggiore dice: «non ragionare, ma obbedisci». L’illuminismo è un grande movimento con un imperativo categorico morale, esso è l’arma dell’umanitàper uscire dallo stato di minorità. Il minore è colui che non si assume responsabilità, l’individuo non completo.
L’illuminismo con la bussola della ragione può guidare l’uomo nel mare dell’esistenza, squarciando le tenebre del pregiudizio e dell’ignoranza; grande battaglia contro il principio dell’Ipse dixit: crediamo a qualcosa perché così s’è sempre creduto, solo perché proposte o imposte dall’autorità.
L’Ipse dixit è nato in tarda latinitàe Medio Evo con San Tommaso; si rifiuta dunque il principio della tardizione: così si è sempre fatto, la continuitàdei comportamenti e delle credenze. Gli illuministi invitano a sgombrare il campo dei pregiudizi:
ipse dixit - tradizioni - idées reçues - pregiudizi
Edmond Burke scrive Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia (1790), elogio di questi quattro elementi. Per l’illuminismo è necessario fare tabula rasa dei quattro elementi e si propone un nuovo inizio alla storia dell’umanità, le catene che non si vedono sono le ppiù pericolose, i quattro elementi sono le tenebre, il buio di una civiltàignorante di idées reçues. Nell’Illuminismo si trova anche un ramo che sostiene sia preferibile un selvaggio, che è come creta da formare piuttosto che la supina acquiescenza di un uomo europeo.
Rousseau teorizza il mito del buon selvaggio, con la non contaminazione della coscienza, per Émile è migliore un’eucazione fuori dalla scuola per il recupero della naturalità.
L’Illuminismo opera una rivoluzione culturale dalla filosofia fino all amusica, l’opera chiave è l’Encyclopédie, opera collettiva del 1751-1772 che racchiude tutta la cultura illuministica francese, porteràgli ideatori Diderot e D’Alambert in prigione, verràbloccata più volte; l’Encyclopédie o dizionario ragionato di scienze, arti e mestieri intende fare il punto della civilitàumana e propone una nuova mappa della conoscenza, inizia la fase più propositiva e positiva: la ragione come forza propulsiva contro il principio di autorità. Ma questi intellettuali non sono però progressisti, sul piano politico sono dei moderati. Anche Diderot, che rappresenta l’ala sinistra dell’Illuminismo, pensatore democratico (questi sono i primi intellettuali ante-litteram - Zola), hanno una linea generale che segue il sgono di diventare tutti consiglieri del principe per migliorare la gestione della cosa pubblica per un sovrano illuminato: un buon padre – re che, con la collaborazione dei philosophes favorisce le sceinze e le arti: sogno velleitario dei philosphes.
Nella voce Storia dell’Encyclopédie essa viene contrapposta alal favola ed è costruita su documenti e basa su fatti accaduti. Nell’Illuminismo c’è una produzione storiografica vera e propria. Voltaire, autore di battaglie civili, denuncia soprusi e ingiustizei, persecuzioni in nome della religione (Affaire Calas), fu anche storico.
Voltaire è indicato come iniziatore della nuova fase storiografica con la grande opera scritta nel 1730 e pubblicata nel 1751 sul secolo di Luigi XIV Re Sole, dedicata al secolo e non solo al re. Voltaire è interessato ad una grande figura, ma intende smettere di fare solo la storia delle teste coronate. Il personaggio Re Sole è preso come pretesto per scrivere una storia del secolo. Lo storico non può semp0licemente occuparsi di una storia événementielle, non solo delle battaglie, ma capire come veramente vivevano gli uomini. Dalla storia degli eroi a quella delle società. Gli interessa la civilisation, dalla letteratura alla filosofia, in tutto il secolo di Louis XIV. Voltaire inoltre cerca di esercitarsi sulla base della lezione di Tucidide, cioè sul quanto sia attendibile la fonte da lui adoperata. È, inoltre, il primo ad usare l’espressione Philosophie de l’histoire: guardare alla storia con occhi di filosofo, collocare gli avvenimenti ed i fatti in una prospettiva più ampia.
Dal 1700 in poi è un’espressione che ha successo, con una serie di significati:
applicare la filosofia alla storia
guardare la storia dalla fine per cercarne la direzione (interrogarsi sul significato, la ragione, il senso, dove vuol portare la storia).
Interrogazione e ricerca della linea di marcia della storia: ha una direzione? Nasce l’idea della storia come freccia, giànota in chiave teologica con Sant’Agostino, nel percorso verso la Cittàdi Dio.
Durante il 1700 il tema ricorrente è la spiegazione, le cause, della grandezza e decadenza della civiltàromana, fino all’etànapoleonica rimarràil confronto tra presente e passato classico greco-romano. Nei circoli privati, novitàilluministica, si ritrovano i philospphes, per la diffusione delle loro idee formano circoli di lettura privati.
Al tempo vige la censura libraria e quando inizia il pensiero del rifiuto dell’autoritàsi usa la letteratura d’evasione per far circolare le idee eversive, come faràDiderot.
Gibbon è storico-giurista filosofo, Montesquieu è di formazione giurista, nel 1748 scrive l’ésprit des loix e poi le Lettres persanes con critica alla civiltàeuropea, Considerazioni sulla grandezza dei romani e la loro decadenza: tutti gli illuministi quando guardano alla storia esprimono impegno civile sul presente e mandano messaggi ai politici perché ne traggano insegnamenti, si cercano sempre degli exempla.
Anche Gibbon, britannico, scrive un’opera sul declino dell’Impero romano, è un tema generale molto avvertito nel XVIII secolo, è lo sfinimento di una civiltà. Si avvertiva dunque lo sfinimento, la crisi della civiltàbasata sulla monarchia ed i prodromi di una grande rivoluzione. Più degli umanisti e dei libertini vanno al di làdelle barriere nazionali, sono più cosmopoliti, si avvertono comunque i sintomi degli sconquassamenti politici che stanno per avvenire, Hugo lasceràparlare un personaggio dei Miserabili: «La faute è àVoltaire, la faute est àRousseau».
Burke nel 1790 scrive delle riflessioni contro la Rivoluzione in Francia, liberal-progressista dell’epoca, rifiuta la rivoluzione, ma non incolpa i giacobini, bensì i i filosofi, che hanno insufflato (inspirato, infuso) cattive idee e fatto tabula rasacoi valori, le tradizioni, i pregiudizi; il suo lavoro saràpoi il manifesto dei conservatori.
Gibbon ha un forte spirito polemico verso il cristianesimo che ha indotto allo sgretolarsi dell’Impero romano. L’Illuminismo si pone contro la subordinazione che la religione impone all’essere umano. Religione come contrario di ragione. Gibbon esprimeràla sua polemica contro la fede cristiana in tono anche ironico.
Pietro Giannone è un napoletano rifugiatosi a Torino, illuminista che scrive la storia del Regno di Napoli, fa emergere il peso negativo della religione cattolica sulla costruzione di una tara per il mezzogiorno d’Italia, hauna forte testimonionza civile. Ma l’Illuminismo non si identifica con tutto il Settecento.
Ludovico Muratori, bibliotecario e prete si dedica instancabilmente (insensibile a quello che succede all’esterno) nella biblioteca estense si Modena, alla raccolta di testi sulla civiltàitalica, lavoro generoso, compilando la raccolta di testi: Rerum italicarum scriptores, Storia d’Italia attraverso le fonti, undici secoli di storia dal 500 al 1500 in 25 volumi.
Con gli Annali d’Italia, dodici volumi che arrivano fino a metàSettecento, vuol mostrare come giàesistesse una coscienza italica, nazionale, fin dallo sgretolamento dell’Impero romano, ancora prima della lingua, come si fosse andata costruendo una coscienza nazionale. Lavaro per una lunga preparazione al Risorgimento attraverso la storia, la raccolta di fotni e di testi, per una storia filologica.
Il punto d’arrivo dell’Illuminismo è dunque la Rivoluzione francese, che segna anche l’inizio di un processo di professionalizzazione della storia: i rivoluzionari portano alla luce una gran masa di documenti, la storia della Francia era considerata proprietàdel Re, delle abbazie e dunque tutti questi documenti vengono resi pubblici, dando la frenesia di fare storia. La Rivoluzione crea, dal suddito, il cittadino che vive nella legge, con la rivoluzione la Francia si scopre ad essere nazione, fare la storiografia è utile per fare una nazione.
I concetti di nazione sono molto diversi tra Francia e Germania, sono due strutture mentali differenti. Quella tedesca è fondata sul principio del suolo e del sangue, l’éthnos (stirpe, popolo) tedesco, mentre l’idea francese è legata a principi culturali, si è francesi per una scelta volontaristica, non la scelta di una terra e di una lingua, ma di un regime politico: accettare ed essere pronti a combattere per una democrazia.
Tra Settecento ed Ottocento in Germania si mette a punto un’idea di nazione: nel 1770 a Göttingen, alla facoltàdi storia si avvia lo sviluppo scientifico della storiografia, non solo come strumento di formazione della classe politica, ma la storia concepita in senso professionale, non si formano dei poltici, bensé degli storici: si avviano le prime formulazioni del movimento del cosiddetto storicismo che nasce in polemica con l’illuminismo. Burke, scrivendo la prima opera in opposizione alla rivoluzione, imputa ai philosophes l’astrattezza e genericitàdei valori perché non esistono i principi astratti. Lo storicismo va contro una concezione della storia generalizzante, bensì individuale, concezione della natura e della storia come cangiabile: lo storico deve mettere in luce le differenze dei popoli, dato temporale e spaziale. I popoli sono degli individui maggiori, in ogni luogo ci sono punti di vista diversi della storia. Occorre far ricorso all’esaltazione storica, lo storicisimo è un evento ineludibile della realtàumana. Il bisogno della costruzione di un’indentitàper la scelta di sottostare ad un certo regime.
La rivoluzione crea ul gusto della raccolta e del collezionismo, nasce il mercato dell’autografo, del documento e del cimelio. Napoleone saràun’autoritàstraordinaria nel processo di modernizzazione in chiave europea, anche se calca la supremazia della Francia. Forte centralitàdello Stato, efficiente, con elementi tardo-illuministici. Per Napoleone tutto il sapere deve essere funzionale al suo potere: una storia legata saldamente ad una vita statuario-politica. Per il progetto di edificazione di una nuova nazione si dàvita ad una struttura di archivi nazionali, struttura integrata tra sistema archivistico, bibliotecario ed universitario. A capo di queste strutture verrano posti degli storici che furono anche politici.
1819 École des Chartes
1859 Historisches Zeitschrift
1876 Révue historique
Nell’Ottocento si delineano i primi tratti della figura di storico di professione. Il primato della Francia si esplicita nell’iniziativa napoleonica del riordino dei documenti e archivi. Si crea un sistema integrato tra archivi, biblioteche ed univeristàal cui capo stanno storici-politici in una continuitàtra l’attivitàpolitica e la storiografia. Alla Sorbonne si istituisce la prima cattedra di storia (1812) e la prima scuola di archivistica (1819) su piano internazionale, si pensa alla formazione per la professione ed il riordino dei documenti, mentre l’epoca positivistica non inizieràche dagli anni Quaranta. Con l’inizio della scientifizzazione della storia iniziano a nascere le riviste storiche, come l’«Archivio Storico Italiano» nasce a Firenze nel 1841 da Gian Piero Vieusseux.
Tra gli storici dell’Ottocento spicca Tocqueville, normanno, prima magistrato e poi uomo politico, ministro per breve tempo. Scrive Democrazia in America nel 1835, nel 1840 con un diverso impianto strutturale e di idee. È un nobile che si schiera dalla parte della democrazia e della rivoluzione, i suoi genitori scamparono alla ghigliottina grazie alla caduta di Robespierre durante il Terrore, ma non si lascia traviare da vincende personali.
Sociologo ante litteram, studia il sistema penitensiario americano, ma coglie l’occasione per studiarne anche l’american way of life, i partiti e la magistratura. Nel 1935 parla dell’America mandando un messaggio all’Europa, coglie gli elementi importanti da trasmettere all’Europa. Il grande sostrato storico, la storia, è il binario su cui deve marciare la conoscenza, in una identitàtra sociologia, scienza politica e storia. Nei suoi lavori successivi si dediva di più alla ricerca storica: Ancien régime et la Révolution, anticipando Michelet e le correnti revisionistiche della storiografia francese degli anni Settanta. Mostra gli elementi di rottura tra il regime, la rivoluzione ed il seguito, dichiarando le sue intenzioni nella presentazione dell’opera. Nell’introduzione per la prima volta vengono esplicitate le fonti. I cahiers come documento dell’Ancien régime (l’opinione sul regime nelle campagne).
Perché la rivoluzione sia scoppiata in Francia e perché sia nata nelle viscere del regime, la rivoluzione che cancella il sistema sociale feudale è da sé stesso prodotta (secondo Marx una classe produce la sua stessa morte). Secondo un quadro esatto ed istruttivo la storia che dàinsegnamenti è utile per la societàdi oggi. Coniuga l’osservazione serena e scientifica con la partecipazione appassionata non nascondendo le sue preferenze per la democrazia. La fisionomia di Tocqueville ha molto di quella di Michelet (ma mentre Tocqueville è un liberal-democratic, Michelet è un democratico puro avanzato), posto a capo degli archivi, docente al Collège de France, destituito con l’ascesa di Luigi Bonaparte (18 brumaio 1852). Michelet ha in sé lo spirito dei tempi: uno degli elementi nella storiografia dell’Ottocento è l’idea che lo storico costruisca l’identitàdella sua comunità, lo storico ha un ruolo pubblico, la missione di costruire per la sua società, confluisce in lui la cultura romantica: la forza dei sentimenti, l’individualitàdei popoli e della nazione che nasce come reazione all’orgia razionalistica dell’Illuminismo.
C’è molta introspezione nei personaggi, l’Erlebnis, l’intuizione, è ciò che conta, parte dell’influenza arriva anche dalla nascente cultura positivistica con attenzione alle fonti, ai testi. Michelet può essere guardato come antesiniano delle teorie di storia totale-globale, appartenenti alla seconda generazione della rivista «Annales» nel II dopoguerra. Egli ambiscead una storia globale, osservatore di storia anche dal punto di vista antropologico, dell’immaginario collettivo. Anticipa le correnti di Febvre che parla di storia delle mentalità. C’è una resurrezione della vita integrale, far risorgere dal passato non solo i leaders, ma la vita del passato nella sua quotidianità, è attento ad aspetti e costumi, le abitudini (moeurs), integrale significa totale, globale, intenta a restituirci l’integralitàdella vita e non solo della politica, ma quotidiana, elemento di enorme novità. Michelet e Tocqueville sono contemporanei. Tocqueville intende costruire una storia come serbatoio di insegnamenti per la politica, lo storico scegli gli insegnamenti, non il politico; Michelet è invece attento agli aspetti sociali, sul versante antropologico.
Marx (Trier, 1818 – Londra, 1883) 14 marzo 1883 muore a Londra, nato a Trier il 5 maggio 1818, in Renania. L’espressione concezione materialista della storia, rispetto al materialismo storico nasce con un significato critico contro l’idealismo classico tedesco, con cui è venuto a contatto Marx negli studi di diritto e filosofia. Vive in Renania, regione tedesca più avanzata, vicino a Frankfurt, con la conclusione della sua formazione nel 1948, c’è uno spartiacque; parte dal liberalismo e arriva al comunismo. Dopo il 1883, Engels esaspera le posizioni inquinando di positivismo.
Nel 1831 muore per colera, Hegel, si crea un gruppo di giovani tra cui Marx è il più anziano, con Feuerbach, che si dàun’identitàpolitica a partire dal pensiero hegeliano.
La divisione tra destra e sinistra arriva dalla posizione al parlamento francese, rispetto al presidente.
La divisione di pensiero sulla base di quello hegeliano forma una destra più ortodossamente hegeliana, con la ferma fedeltàallo stato prussiano ed una sinistra che propone una posizione di Aufhebung, di superamento.
Nella Germania degli anni Quaranta essere liberali significava essere pericolosi sovversivi.
La tesi di laurea di Marx contrappone i due filosofi Democrito ed Epicuro, vedendo in Democrito un filosofo della necessità(la forza cieca del caso che determina gli avvenimenti), preferendogli Epicuro, come un filosofo della libertà. La carriera universitaria non sarebbe adatta a lui, troppo liberale, dunque si avvicina al giornalismo, osservatore acuto della eraltàpolitica, economica e giuridica circostante. Da Giurisprundenza Marx passa a Filosofia, redattore del «Rheinische Zeitung» che verràpoi chiuso.
In questi anni scopre degli elementi fondamentali: le ragioni di classe, gli interessi che stanno dietro alle leggi. Il principio secondo il quale la legge è uguale per tutti è iniquo, solo se tutti sono uguali si può applicare questo criterio, ma in realtàc’è disuguaglianza.
Tra il 1843 e il 1845 si pone sulle tracce delle motivazioni profonde del sistema giuridico, istituzionale e politico. Dopo la collaborazione al «Rheinische Zeitung» si trasferisce a Parigi, grande centro di dibattito con i movimenti politici, con tanti esuli dalla Germania, la Russia, la Spagna e l’Italia, cioè da realtànazionali in cui il tasso di democraticitàera più basso rispetto alla Francia ed all’Inghilteraa.
Scrive molto in questo periodo, ma non per pubblicare. Nel 1845 scrive Die deutsche Ideologie, abbandonando quel grosso scartaccio alla «critica roditrice dei topi». Scrive infatti per chiarirsi le idee a darne un significato politico. Molti testi non saranno pibblicati che nel 1930, presso l’Istituto Sociale di Storia di Amsterdam; l’ultima edizione completa delle opere di Marx, iniziata negli anni Sessanta, saràbloccata dal crollo del muro di Berlino. Presso Editori Riuniti vengono pubblicate delle oepre scelte di Marx ed Engels che si fermano ai venti volumi, le stesse opere principali sono difficili da trovare sul mercato.
Prima di scrivere il Manifesto mette a punto la concezione materialistica della storia, per «rimettere la dialettica hegeliana coi piedi per terra», «non è la coscienza che determina l’essere sociale, ma l’essere sociale a determinare la coscienza». L’uomo è un essere socialmente determinato, da questa frase Marx è accusato di determinismo (secondo cui dato un presupposto, si determina necessariamente una cosa A → B).
Per Marx l’economia, i rapporti di produzione, economici e sociali determinano tutto quanto troviamo in società. La precisazione, alla morte di Marx saràaffidata ad Engels: il marxismo diventa dunque un campo di battaglia tra blanquismo, socialisti riformisti, lassalle, Lukács. Engels viene interpellato per dirimere i dibattiti, sia con scritti pubblicati che con lettere private. Una lettera a Josef Bloch datata 1890 è importante per capire appieno la concezione materialistica della storia dove Engels scrive che a determinare la storia il fattore in ultima istanza è la produzione e la riproduzione (della società), dunque non è l’unico.
La situazione economica è la base, ma la sovrastruttura (governo, parlamento, costituzioni, forme giuridiche, lotte, dibattiti e concezioni religiose) influenzano le lotte storiche: c’è azione e reazione reciproca tra i due livelli di struttura e sovrastruttura.
La sovrastruttura determina le forme delle lotte che si presentano nella storia, non la sostanza.
Quando si allude al determinismo marxista, lo si accusa come per esempio fa Popper, di essere una filosofia che nega la libertàdell’agire umano. Un uomo più actus che agens, agito dall’economia.
Inoltre l’accusa di determinismo rinvia anche ad un altro tema: è Marx un filosofo della storia? Molti lo vedono così perché nelle opere della seconda parte del Manifesto, Marx sostiene che ogni societàproduce dal suo grembo, la societàdestinata a distruggerla, levatrice della successiva, figlia matricida.
Vista così sembra una teoria della società: la storia di per sé non fa nulla, sono gli uomini concretamente operanti che fan tutto.
È possibile una lettura deterministica di Marx, ma avrebbe un riscontro molto debole sui testi. L’uomo fa la storia in determinate condizioni, la libertàè dunque condizionata da elementi storici dati.
Die deutsche Ideologie adotta la categoria di ideologia creata da Destutt de Tracy con il significato di scienza delle idee, secondo uno studio empirico, vuole creare una nuova mappa del sapere, i cinque seni contro la metafisica: mentre Napoleone sta costruendo il suo Empire, c’è una volontàdi costruire una societàcoesa e molto centralizzata e strutturata. Creare un nuovo sapere, nel Settecento coi philosophes, nell’Ottocento con i Savants. Destutt tiene all’idea di coniugare sotto la stessa categoria gli umanisti come gli scienziati; è in disaccordo con Napoleone che va contro i principi della Rivoluzione, che chiameràquesti: les idéologues! parola che entra nell’uso con significato deteriore, accusa di creare un mondo diverso dalla realtà.
Marx segue con interesse e attenzione la vita francese, l’illuminismo per lui è fondamentale, Furet sosterràche Marx era ossessionato dalla grande Révolution ed il concetto di uguaglianza di Rousseau.
Prima del Manifesto, tra il 1843-1845: Die deutsche Ideologie, Die heilige Familie ed i Manoscritti economico filosofici del 1844, periodo in cui mette a punto una concezione critica dell’ideologia come velo che camuffa la realtà, fa vedere qualcosa di artefatto, mi fa credere di vedere la realtà, ma in effetti non è vedere: è visione artefatta, mistificatrice della realtà, eleborata dagli ideologi delle classi dominanti per creare nelle classi soggette una falsa coscienza, che non permette di essere veramente consapevoli.
La societàdi classe ha bisogno di una sovrastruttura ideologia che convincere i ceti subalterni a rimanere al loro posto. Gli intellettuali delle classi dominanti creano il velo, il nucleo della falsa coscienza, con l’ideologia ci venogno mostrati come interessi generali quelli particolari di una classe.
La demistificazione è una critica alle ideologie, la critica non è sufficiente. Per demistificare occorre rovesciare l’ordine delle cose esistenti. Il comunismo è così che abolisce l’ordine delle cose esistenti, l’ordine presente delle cose, solo una rivoluzione che sconfigga i meccanismi di una societàcapitalista può sconfiggere il dominio di una classe, dunque il velo dell’ideologia.
Chi ha in mano il potere economico, ha in meno le coscienze dei subalterni. Bisogna riconoscere quali interessi nascondono queste idee, i contesti e le basi sociali che stanno alla base delle opere.
Secondo una concezione idealistica gli individui e la loro storia sono separati dalla propria opera.
L’opera è separata dall’individuo come socialmnete determinato. Bisogna rompere la separatezza tra i prodotti dello spirito (i testi) con gli individui, non i singoli, bensì i gruppi che si muovono all’interno della societàe dell’economia.
La concezione materialistica è giàdefinita dagli anni Quaranta, nel 1941 Marx ripareràin esilio in Inghilterra fino alla morte nel 1883, dove produrràle sue maggiori opere, ma il nocciolo della concezione materialista della storia è giàideato negli anni Quaranta.
Die deutsche Ideologie è pubblicata solo nel 1930, ma prodotta nel 1843.
Per la critica dell’economia politica, dopo una ricerca che durò tre decenni, solo nel 1867 è prodotto il I Capitale, mentre il II e III libro sono pubblicati da Engels e verràpoi il IV noto come la Teoria del plusvalore.
La Prefazione al Capitale del 1859 ha come sottotitolo: «per la critica dell’economia politica». Nella Prefazione esprime sia giunto ad un punto di arrivo delle sue ricerche ed evoca dei flash-back delle sue iniziali teorie (concezione materialistica) e ricorda inoltre come sia arrivato alle sue teorie da Hegel, come ombra di tutte le filosofie germaniche.
Riporta inoltre i periodi del 1843-44, gli studi di diritto di Hegel (1821) e lo scoglio col quale dovette fare i conti nel 1834: Per la critica della filosofia del diritto (für indica appunti e note per invitaer ganche altri, come un’opera di Economia). Per la critica della filosofia hegeliana del diritto è un lavoro denso ed importante, tradotto da Firpo e pubblicato negli anni Cinquanta, tra gli scritti giovanili, da Einaudi. Con quest’opera si apre un confrotno aspro e difficile per superare la posizione di Hegel: tanto i rapporti giuridici, la forma dello stato, la situazione politica-istituzionale, non possono essere compresi né per se stessi, né secondo lo spirito hegeliano che agisce la storia, ma hanno radici nei rapporti materiali dell’esistenza: la societàcivile. Hegel ha un’ossesione triadica: tesi – antitesti – sintesi, famiglia – societàcivile – Stato, che è il coronamento della filosofia politica hegeliana. La societàcivile è il termine intermedio tra la famiglia, dove l’individuo inizia a confrontarsi, la societàcivile è il luogo dei contrasti, della lotta di classe. Marx gli imputeràdi aver sacrificato il passaggio della societàcivile, infatti nella soc. civile vede il luogo da studiare per capire i rapporti giuridici, tra cui si trovano i rapporti di produzione. Il risultato è che nella produzione sociale gli uomini entrano in rapporti indipendentemente dalla propria volontà. Le forze produttive hanno un nesso con i rapporti di produzione: cioè il modo di produzione condiziona in generale il processo politico, sociale e spirituale. Le forme della coscienza riflettono e producono arte, morale e religione. Dunque il modo di produzione condiziona tutti i processi della vitàdella società.
Nei Grundrisse (Fondamenti) opera preparatoria del Capitale, si traova il Marx filosofo che si confronta con l’economista. L’insieme delle forze produttive si muove più rapidamente della sovrastruttura, questa diventa un impaccio per la struttura, la rivoluzione è l’elemento che consente di azzerare di nuovo la situazione, cioè la distanza tra economia e politica. La rivoluzione nasce dunque dalle viscere della societàprecedente. Il proletariato è il soggetto sociale che faràscaturire la nuova società, se antecedentemente era stata la borghesia a compiere la rivoluzione, ora è reazionaria. Ci si accorge quando si arriva ad una dicotomia sociale con progressiva riduzione di coloro che detengono il potere (i mezzi di produzione) e coloro, la maggioranza, che hanno solo la forza lavoro e prole, con una distanza sempre più netta tra questi due poli sociali. Realizzata questa dicotomia, ci sono le condizioni concrete per la Rivoluzione, non di singoli gruppi, ma di massa: il soggetto della Rivoluzione è un soggetto collettivo, ma fabbisogna della presa di coscienza sociale.
Solo quando i proletari faranno cadere tutti i veli (ideologie) ed avranno coscienza sociale (da classe in sé diventeràclasse per sé), allora si potràarrivare arrivare all’atto della Rivoluzione.
Ancora in Die deutsche Ideologie, a metàdegli anni Quaranta, la coscienza è intrecciata alla produzione, condizionandosi a vicenda. Con l’idealismo tedesco gli uomini son capovolti, al negativo, col materialismo si passa dalla terra al cielo.
La coscienza morale è solo apparentemente indipendente, è la vita che determina la coscienza.
Bernstein nel 1899 pubblica un articolo (revisionismo marxista) con l’intento di dimostrare che la teoria marxista non è più adatta all’attuale situazione, lo era neglio anni Cinquanta-Sessanta, ma non piànegli anni Novanta, perché smentita dall’effettivo sviluppo:non c’è stata infatti una polarizzazione così grande, c’è invece una classe media che non scompare, non ci sono più le ricorrenti crisi del capitalismo, secondo una crescente rigiditàdelle sovrastruttura sulla struttura. Tutta l’opera di Marx è storica, anche nel Capitale, e nell’attivitàgiornalistica egli fa lo storico del tempo presente, smentendo il luogo comune secondo il quale non si può essere storici della contemporaneità(Tucidide, Peloponneso, fonti). Dopo la chiusura nel 1841-1842 della «Gazzetta Renana», scrive per Lavoro salariato e Capitale, opera rimasta incompiuta per la chiusura del giornale.
A Londra conduce una vita di stenti, ma viene aiutato da Engels, una sua entrata fissa è quella di corrispondente per un gironale newyorkese, contemporaneamente lavora al Das Kapital. Marx dedica tre opere alla Francia, richiamati come scritti storici, in questi non si può parlare di mera applicazione della concezione materialistica, ma emerge la straordinaria capacitàdi interpretare il tempo presente. Marx attrivbuisce questa capacitànon a se stesso, ma proprio al materialismo storico, che gli permette di individuare tutti i fattori e gli attori della storia, smentisce qualunque accusa di determinismo, attento a cogliere i rapporti tra economia e società. Queste opere diventano necessario complemento agli scritti teorici. Il materialismo secondo lui permette inoltre di formulare previsioni razionali, cioè l’estrinsecazione della teoria dallo sviluppo sociale che sta alla base del pensiero di Marx.
Gli sviluppi del marxismo andranno verso una dogmatica del materialismo storico, così come verso una costruzione di partiti comunisti che diverrano delle «chiese». Le previsioni razionali diventano degli schemi, in un rapporto di causalitànecessaria, tutto ciò saràgestito non più da organizzazioni culturali, ma da partiti, cultura dell’ortodossia del pensiero di Marx.
Il materialismo storico avràinvece un’influenza maggiore e benefica nel mondo occidentale nella sua accezione di metodo storiografico.
Le opere dedicate alla Francia:
Le lotte di classe in Francia (1848-1850)
Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte (sulla guerra civile in Francia)
Il positivismo nasce da metà1840, la parola arriva da Comte, teorico dei tre stadi, interpreta il processo dell’umanitàcome progresso, la filosofia della storia con necessario svolgimento verso il progresso. L’umanitàsegue un processo come l’individuo: infanzia, adolescenza e maturità(teoria religiosa, metafica e scientifica). Inventa la parola sociologia da due lemmi: socius (lat.) e logos (gr. discorso). Il positivismo come romanticismo-metafisico della sceinza.
Il primo positivismo: secondo Comte si sta raggiungendo l’ultimo stadio di una umanitàmatura, si hanno strumenti per interpretare i fatti.
Le scienze sociali vanno dalla psicologia all’economia, quele che non sono scienze esatte, la sua meta è di poter indicare uno stato non inferiore a quello della scienza esatta, usando le stesse metodiche: dove storia e sociologia sono diverse solo per un fattore temporale: la storia è la sociologia del passato. Lo storico deve individuare le leggi come lo scienziato: analizzare gli esempi, ripetere gli esperimenti, se l’esperimento, date le stesse condizioni, ottiene sempre lo stesso risultato si arriva alla teoria. I positivisti ricercano le leggi della storia.
Per dare uno statuto scientifico, nella parte tecnica è molto importante il metodo storico: un insieme di tecniche con meccanismi oggettivi, iniziano le produzioni di manuali di metodologia, con la pretesa di prevedere con una casistica minutissima.
A fine Ottocento, date le pretese ingenue e le linee operative obbligate nasce una satira sulla manualista positivistica che comunque codificò le regole essenziali per fare storia.
Leopold von Ranke (1795-1886) storico tedesco, da lui derivano ranquismo e neoranquismo, non si fa riferimento a Ranke, ma al suo metodo, personaggio sospeso tra romanticismo e positivismo. Metodo critico-filologico a B., strumento per una storiografia che punta alla massima obiettivitàe rifiuta le generalizzazione alla ricerca delle leggi della storia, volgendosi al particolare.
L’influsso romantico: l’intuizione (Erlebnis) è essenziale per il lavoro storico.
Nemico della filosofia hegeliana, respinge l’idea della storia come realizzazione del razionale, focalizza la sua attenzione sui fatti, nuova attenzione alle fonti, specie alle primarie (quelle politico-istituzionali, tra cui le fonti diplomatiche). I fenomeni non sono visti come una concatenazione temporale di evanti, ma un palcoscenico in cui agiscono idee e forze spirituali che scaturiscono da una legge nazioanale (cioè una sorta di disengo all’insegna della continuità, contro ogni tentazione di rottura rivoluzionaria).
Indicato come eroe del metodo storico-filologico, non c’è storia senza il culto del documento. Il problema è cercare i documenti e come trattarli:
rispetto della fonte, non intervenire sulla fisionomia del documento, spesso le fonti ci giungono solo parzialmente, bisogna restituire alla fonte la sua forma.
uno storico non può lavorare su una traduzione
non deve estrapolare la fonte dalla serie di cui fa prte.
Esaltazione della fonte come luce della conoscenza, porterài fondatori dei francesi «Annales», Bloch e Fèbvre a sostenere di non esagerare nel genuflettersi davanti alle fonti. La storiografia positivista francese sostiente Pas de Documents, pas d’histoire!, suo compito è trovare i documenti, trattarli e pubblicarli. Croce sosterràche dovendo scegliere tra una storia retorica (di sentimenti, pedagogica, critica, che vuole incitare e commuovere) ad una storia filologica, preferisce la seconda.
Von Ranke è convinto dell’esistenza di una storia di Grosspolitik, ossia dei grandi individui, gli stati, i popoli, che è superiori. Compito essenziale dello storico è occuparsi della storia degli stati e delle relazioni estere, internazionali, per cui essendo la politica internazionale la politica per eccellenza, vanno privilegiate, come fonti, i documenti diplomatici.
Il ranquismo sostiene il compito dello storico di portare alla luce il passato come esso è veramente stato (wie es eigentlich gewesen) costruzione della veritàoggettiva. Storia come scienza che ci fa portare alla luce la veritàeffettiva. Ranke muore nel 1886 e si può dire abbia vissuto tutto l’Ottocento, con la grande rinascita, in Germania, degli studi filologici e il ritorno della teoria dell’ermeneutica: la scienza dell’interpretazione del documento, secondo un metodo rigoroso. In Germania si sviluppa anche l’euristica (da eurisco: cerco con cura per trovare, arte o scienza della ricerca) che diventa la dottrina della fonti.
Il neoranquismo intende un’attitudine verso un oggetto con una ricerca puramente indagatoria, con cui lo storico si guarda bene dal dare giudizi; la storiografia neoranquiana: lo storico si limita a ricostruire i fatti senza dare giudizi, dunque scientificamente oggettivo.
Teorizza l’Erlebnis come intuizione essenziale nel lavoro storico, la storia come luogo dove Dio si realizza, per vedere le tracce di Dio bisogna guardare ai popoli ed ai grandi personaggi. Protestante, contro Roma, scopre Paolo Sarpi, altrimenti solo considerato pamphlettista.
Jakob Burckhardt (curato nell’edizione italiana da Cantimori) è un personaggio che ha fatto la storia della cultura d’Europa nel XIX secolo, nato nel 1818 come Marx, muore nel 1897, scrive in tedesco essenso svizzero di Basel. Emerge nella storia delle storiografia, pessimista storico-cosmico, pessimista sulla natura dell’uomo di formazione protestante, appassionato di cultura del Rinascimento italiano. Teologia luterana, essere umano irrimediabile, merita un dio-padre cattivo, rifiuta la societàcoeva, ha fastidio per il presente.
Mentre Marx è un profondo conoscitore dell’industria, Burckhardt dimostra incomprensione e rifiuto per la societàindustriale, atteggiamento di chiusura totale con il rifugio nel sogno, nell’utopia, nel passato. Il corrispettivo della soddisfazione è il passato, cercandone delle fette che siano le più belle, come l’Umanesimo, il Rinascimento italiano, la civiltàclassica greco-romana, fino a Costantino il Grande; ha infatti due filoni di ricerca: l’etàclassica greco-romana e l’Umanesimo-Rinascimento, gran frequentatore dell’Italia, secondo la tradizione del viaggio in Italia che parte dal 1700 fino alla Belle époque. Col rifugio nella classicitàc’è il rifiuto dello storicismo, cioè rifiuto che la storia si muova e progredisca, è conservatore, ma non reazionario nell’opzione politica di Ranke. Il positivismo infatti non lo penetra, rimane un romantico.
Il tuffarsi nel passato è una visione antiprogressista e romantica, Burckahardt si occupa di Kulturgeschichte, di cui si parla in tuto l’Ottocento e lui la mette a fuoco. Antecedentemente molti gruppi, riviste, circoli e movimenti si prodigano per riscoprire l’identitàculturale tedesca: mettere in evidenza l’individualità, ciò che distingue un popolo. Burckhardt è insoddisfatto verso il centro politico della storia, ma anche verso il mondo in cui si fa la storia, cioé lo svolgimento diacronico (cronologico) perché fa perdere di vista la grandezza relativa degli eventi.
Lo storico ha il compito di individuare la grandezza, andare in cerca di ciò che non passa, cioè che rimane, teorizza una storia selettiva, la cronologia fa perdere di vista ciò che è permanente. L’ordine cronologico dunque distrae dai segni della grandezza. È meglio individuare dei blocchi tematici; tentativo diacronico e sincronico insieme. Attratto dalle due epoche scrive Storia universale, I libro e Civiltàgreca, II volume. Più che raccontare degli avvenimenti, stabilisce dei punti di vista, più ermeneutica che filologia. Intende fare la storia dei modi di pensare, storia dello spirito greco: il singolo particolare acquista importanza come traccia dell’universale, contro lo spirito positivista événementiel.
Intende liberarsi di molta zavorra, cioè ciò che non ha a che fare con i modi di pensare dei greci. L’intuizione è tutto (non come per Ranke che la pone nel mezzo della visione positivistica), impulso ad elevarsi, è allontanamento dal presente ed ascesa verso la grandezza. Il positivismo ha un rigido principio metodologico grazie al quale i documenti possono essere usati da chiunque, ma secondo Burckhardt non è possibile in quanto mezzo di formazione e di godimento; il modo in cui bisogna leggere le fonti è per intero, non solo leggere i grandi autori, ma anche quelli di rango minore e se esistono giàstudi su questi, è necessario mettersi a contatto con la fonte e guardarla nella sua completezza. La traduzione diventa un aiuto, mai un sostituto! Deve leggere tutto perché rifiuta il pregiudizio.








