rovistando nei cassonetti (no differenziata)
Friday, October 26th, 2007tralasciando ulteriori commenti, un invito alla lettura, forse qualcosa a molt* sfugge…
e noi ci porteremo làdove è il più alto posto per la preparazione del dominio e dove esso è più necessario, e d’inanzi alla integra individualitànostra, che noi non ci dissipammo per gli altri; sostenuti dal Dio nostro, che per noi ci creammo; intatti e immuni, perché il lavoro condannammo; felici, perché le donne conquistammo, vedremo sfasciarsi di per sé, come una cosa putrida, la massa che avràincarnato la più intensa ed evirante socializzazione.
Mario Morasso, L’egoarchia. Uomini e idee del domani, Torino, Bocca, 1898
Ora se noi borghesi monarchici vogliamo mantenere il nostro posto di classe direttrice, di casta dominante, che possiede e comanda, dobbiamo fare una politica soprattutto nazionale. [...] vorremmo che le classi siano sorpassate per giungere alla patria. Vorremmo essere insoma non degli uomini di partito, non degli uomini di classe, ma degli uomini di nazione e razza. La nostra opera dovràessere dunque, prima di tutto, distruttrice e negativa. [...] Di fronte all’esistenza gigantesca dei nostri giorni, alla quale l’Italia deve prender parte se non vuol disfarsi, le vite piccole, le vite caduche, le vite effimere, limitate, anguste, scompaiono e debbono scomparire. Rimpiangere i morti, indugiarsi nelle lacrimose effusioni dell’umanitarismo femmineo, arretrare dinanzi alle frasi comuni della vita sacrosanta sarebbe negare la grande vita che pulsa, s’accresce e s’infiamma intorno a noi. [...] Il socialismo è insieme, antiindividuale e antinazionale, e siccome noi vogliamo lo svolgimento delle individualitàper condurle alla resurrezzione della patria, così noi siamo in ogni modo, in ogni occasione, in ogni senso contro di lui.
Papini, Prezzolini, Vecchio e nuovo nazionalismo, Milano, Studio editoriale lombardo, 1914 (discorso di Siena, 21 febbraio 1904)
La guerra de’ giorni nostri è senza paragone più estetica dell’antica, perché grandiosa, varia, muove eserciti tanto più grossi su campi tanto più vasti, ha di più il fragore e il fuoco. [...] Non v’è nulla di più mirabile dell’arma moderna dalla rivoltella al cannone, dal cannone alla corazzata, ordigni complicati come il cervello dell’uomo, attivi come il fulmine. Non vi è nulla che meglio raffiguri l’insidia, della torpediniera; nulla che meglio raffiguri il dovere del combattente che va ad un ordine, uccide e muore, del siluto che è lanciato, fa il cammino che deve, porta la distruzione e la morte al punto che deve, distrugge uccide, si rome e sprofonda nel mare. Ha fatto il suo dovere. [...] L’arte deve adornare di bellezza lo spettacolo della guerra moderna.
Corradini, L’Ombra della Vita, Napoli, 1908 (già“Il Regno”, 5 giugno 1904)
3. La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilitàpensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
9. Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo - il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertarii, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
10. Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie d’ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltàopportunistica o utilitaria (sic!)
Marinetti, Fondazione e Manifesto del futurismo, “Le Figaro”, 20 febbraio 1909
Invocare la pace dei popoli, non siginifica essere avveniristi, ma semplicemente castrare le razze e fare una coltura intensiva della viltà. [...] Il futurismo si separa nettamente dalla concezione anarchica. Quest’ultima rinnegando il principio infinito dell’evoluzione umana, arresta il suo slancio parabolico unicamente all’ideale della pace universale e allo stupido pradiso fatto d’abbracci in aperta campagna e di palme agitate. La mèta lontana dell’anarchia, e cioè la dolce affettuosità, sorella della viltà, ci appare come un’immonda cancrena che prepari l’agonia dei popoli. [...] Non avete mai vista un’assemblea di giovani anarchici? non vi può essere spettacolo più scoraggiante. Vi noterete infatti la manìa urgente, immediata di tutte quelle anime rosse, di privarsi subito della loro indipendenza violenta per dare il governo della loro assemblea al più attempato, ossia al più opportunista, al più prudente, insomma a colui che fatalmente interessato a conservare lo stato delle cose, a calmare le violenze, contrariando ogni istinto di avventura, di rischio e di eroismo. Questo nuovo presidente, pur guidando con una apparente equitàla discussione generale, la condurrà, docile, all’abbeveratoio del proprio interesse personale.
Marinetti, Guerra sola igiene del mondo, Milano, 1915
L’uomo del volante è diventato oggi l’oggetto di affermazione della forza austera e consapevole.
Mario Viana, La violenza dell’automobile e la forza del volere, in Sciopero generale di agitazione contro la democrazia, Torino, 1910
In questo nostro sforzo di liberazione le suffraggette sono le nostre migliori collaboratrici, poiché quanti più diritti e poteri esse otterranno alla donna, quanto più essa saràimpoverita d’amore, tanto più essa cesseràdi essere un focolare di passione sentimentale e di lussuria. - La vita carnale saràridotta unicamente alla funzione conservatrice della speci, e ciò saràtanto di guadagnato per la crescnte statura dell’uomo. Quanto alla pretesa inferioritàdella donna, noi pensiamo che se il corpo e lo spirito di questa avessero subìto, attraverso una lunga serie di generazioni, una educazione identica a quella ricevuta dallo spirito e dal corpo dell’uomo sarebbe forse possibile parlare di uguaglianza fra i due sessi. è ben certo nondimeno che nella sua condizione attuale di schiavitù intellettuale ed erotica, la donna, trovandosi in uno stato d’inferioritàassoluta dal punto di vista del carattere e dell’intelligenza non può che essere un mediocre strumento legislativo. Per quanto, appunto, noi difendiamocol massimo fervore il diritto delle suffraggette, pur compiangendo il loro entusiasmo infantile pel misero e ridicolo diritto di voto.
Marinetti, Contro l’amore e il parlamentarismo, Guerra sola igiene del mondo, Milano, 1915 (giugno 1910)
Italia sovrana assoluta - La parola ITALIA deve dominare sulla parola LIBERTÀ
una più grande flotta, un più grande esercito, un popolo orgoglioso di essere italiano, per la Guerra, sola igiene del mondo e per la grandezza dell’Italia [...] Difesa economica e educazione patriottica del proletariato. Politica estera cinica, astuta e aggressiva. Espansionismo coloniale. Liberismo. Irredentismo. Panitalianismo. Primato dell’Italia. Anticlericalismo e antisocialismo. culto del progresso della velocità, dello sport, della forza fisica, del coraggio temerario, dell’eroismo e del pericolo, contro l’ossessione della cultura, l’insegnamento classico, il museo, la biblioteca, i ruderi. [...] Contro la monumentomania e l’ingerenza del Governo in materia d’arte (sic!)
Programma politico futurista (1913) firmato marinetti boccioni carràrussolo
Finalmente è arrivato il giorno dell’ira dopo i lunghi crepuscoli della paura. Finalmente stanno pagando la decima dell’anime per la ripulitura della terra.
Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue per l’arsura dell’agosto; e una rossa svinatura per le vendemmie di settembre; e una muraglia di svampate per i freschi di settembre.
E’ finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, dell’ipocrisia e della pacioseria. I fratelli sono sempre buoni ad ammazzare i fratelli! i civili son pronti a tornar selvaggi, gli uomini non rinnegano le madri belve.
Non si contentano più dell’omicidio al minuto.
Siamo troppi. La guerra è una operazione malthusiana. C’è un di troppo di qua e un di troppo di làche si premono. La guerra rimette in pari le partite. Fa il vuoto perché si respiri meglio. Lascia meno bocche intorno alla stessa tavola. E leva di torno un’infinitàdi uomini che vivevano perché erano nati; che mangiavano per vivere, che lavoravano per mangiare e maledicevano il lavoro senza il coraggio di rifiutar la vita.
Fra le tante migliaia di carogne abbracciate nella morte e non più diverse che nel colore dei panni, quanti saranno, non dico da piangere, ma da rammentare? Ci metterei la testa che non arrivano ai diti delle mani e dei piedi messi insieme. E codesta perdita, se non fosse anche un guadagno per la memoria, sarebbe a mille doppi compensata dalle tante centinaia di migliaia di antipatici, farabutti, idioti, odiosi, sfruttatori, disutili, bestioni e disgraziati che si son levati dal mondo in maniera spiccia, nobile, eroica e forse, per chi resta, vantaggiosa.
Non si rinfaccino, a uso di perorazione, le lacrime delle mamme. A cosa possono servire le madri, dopo una certa età, se non a piangere? E quando furono ingravidate non piansero: bisogna pagare anche il piacere. E chissàche qualcuna di quelle madri lacrimose non abbia maltrattato e maledetto il figliolo prima che i manifesti lo chiamassero al campo. Lasciamole piangere: dopo aver pianto si sta meglio.
Chi odia l’umanità- e come si può non odiarla anche compiangendola? - si trova in questi tempi nel suo centro di felicità. La guerra, colla sua ferocia, nello stesso tempo giustifica l’odio e lo consola. “Avevo ragione di non stimare gli uomini, e perciò son contento che ne spariscano parecchi”. La guerra, infine, giova all’agricoltura e alla modernità. I campi di battaglia rendono, per molti anni, assai più di prima senz’altra spesa di concio. Che bei cavoli mangeranno i francesi dove s’ammucchiarono i fanti tedeschi e che grasse patate si caveranno in Galizia quest’altro anno!
E il fuoco degli scorridori e il dirutarnento dei mortai fanno piazza pulita fra le vecchie case e le vecchie cose. Quei villaggi sudici che i soldatacci incendiarono saranno rifatti più belli e più igienici. E rimarranno anche troppe cattedrali gotiche e troppe chiese e troppe biblioteche e troppi castelli per gli abbrutimenti e i rapimenti e i rompimenti dei viaggiatori e dei professori. Dopo il passo dei barbari nasce un’arte nuova fra le rovine e ogni guerra di sterminio mette capo a una moda diversa. Ci saràsempre da fare per tutti se la voglia di creare verrà, come sempre, eccitata e ringagliardita dalla distruzione.
Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa - e appunto perché spaventosa e tremenda e terribile e distruggitrice - dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi.
Papini, Amiamo la guerra!, “Lacerba”, I ottobre 1914
bene, ora, con tutto il vostro maschio cuore, amate il futurismo.








