Lo stecco forcelluto e il dito di Dio
Monday, February 5th, 2007Non firmato, “L’Ordine Nuovoâ€Â, anno I, n. 157, 7 giugno 1921.
Un buon uomo scendeva una volta la china di una montagna (la montagna non era quella dove Nostro Signore Gesù Cristo tenne il suo famosissimo comizio); cadde il povero buon uomo, uno stecco gli si conficcò in un occhio e lo enucleò miseramente. “Che fortuna, che fortuna!â€Â, si pose a gridare il povero buon uomo, mentre attraversava di corsa le strade del suo natio borgo: “Che fortuna, che fortuna!†La gente si fermava, stupita, attonita, di sale: “Come puoi ringraziare la fortuna, se un occhio ti pende dall’orbita e hai tutto il viso inondato del tuo proprio sangue?â€Â, gli domandò ingenuamente uno meno stu-pito, meno attonito, meno di sale degli altri. “Come? Che fortuna che lo stecco non era forcelluto! Se fosse stato forcelluto mi avrebbe cavato ambedue gli occhi! Che fortuna, che fortuna!…â€Â
Un operaio comunista viene a lite con un altro operaio che la “Stampaâ€Â, la “Gazzetta del popolo†e la testimonianza dei presenti al fatto qualificano popolare. Il popolare nel calore della discussione, con un morso strappa netto il naso al comunista. Il “Momentoâ€Â, per non confessare che il cannibale è un popolare, pudicamente stampa essere egli seguace dei partiti dell’ordine. Che fortuna, che fortuna, meno male che a essere seguaci dell’ordine si mangia solo il naso ai propri contraddittori…








