Archivio di ‘testi’

Lo stecco forcelluto e il dito di Dio

Monday, February 5th, 2007

Non firmato, “L’Ordine Nuovo”, anno I, n. 157, 7 giugno 1921.

Un buon uomo scendeva una volta la china di una montagna (la montagna non era quella dove Nostro Signore Gesù Cristo tenne il suo famosissimo comizio); cadde il povero buon uomo, uno stecco gli si conficcò in un occhio e lo enucleò miseramente. “Che fortuna, che fortuna!”, si pose a gridare il povero buon uomo, mentre attraversava di corsa le strade del suo natio borgo: “Che fortuna, che fortuna!” La gente si fermava, stupita, attonita, di sale: “Come puoi ringraziare la fortuna, se un occhio ti pende dall’orbita e hai tutto il viso inondato del tuo proprio sangue?”, gli domandò ingenuamente uno meno stu-pito, meno attonito, meno di sale degli altri. “Come? Che fortuna che lo stecco non era forcelluto! Se fosse stato forcelluto mi avrebbe cavato ambedue gli occhi! Che fortuna, che fortuna!…”
Un operaio comunista viene a lite con un altro operaio che la “Stampa”, la “Gazzetta del popolo” e la testimonianza dei presenti al fatto qualificano popolare. Il popolare nel calore della discussione, con un morso strappa netto il naso al comunista. Il “Momento”, per non confessare che il cannibale è un popolare, pudicamente stampa essere egli seguace dei partiti dell’ordine. Che fortuna, che fortuna, meno male che a essere seguaci dell’ordine si mangia solo il naso ai propri contraddittori…

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La Stampa e i fascisti

Monday, February 5th, 2007

Non firmato, “L’Ordine Nuovo”, 24 luglio 1921, I, n. 204.

“La Stampa” ha voluto ieri parlare “per aprire gli occhi a coloro, che, con il dissennato favoreggiamento dell’altrui violenza, sono i principali responsabili dell’ambiente creatosi, così propizio a fatti come quelli che oggi deploriamo”. Si domanda alla “Stampa”: “Chi era al governo dello Stato italiano, quando il fascismo si organizzò in grande stile e iniziò la fase delle spedizioni punitive, dello sfoggio aperto e impudente di moschetti, di bombe, di pugnali? Chi era al governo dello Stato italiano quando i fascisti iniziarono la conquista violenta delle amministrazioni comunali socialiste? Chi era al governo dello Stato quando, apertamente e impunemente, i giornali fascisti pubblicarono i primi bandi di morte, di incendio, di saccheggio, di persecuzioni individuali?”. Era al governo dello Stato italiano Giovanni Giolitti, lo statista portato sugli scudi dalla “Stampa”, l’uomo che avrebbe dovuto restaurare l’Italia politicamente, economicamente, moralmente.

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Fascismo giornalistico

Monday, February 5th, 2007

Non firmato, “L’Ordine Nuovo”, anno I, n. 132,13 maggio 1921.

La “Stampa”, che sino ad oggi non si è ancora scomodata troppo per la campagna elettorale, che si è dimenticata dell’ardore e dell’acredine posti nel novembre 1919 per combattere la lista dei candidati che oggi dovrebbe sostenere, che si è accontentata di pubblicare - come un fatto di cronaca qualunque - la lista del blocco in cui essa pure è bloccata, esce dal riserbo per un attacco contro i comunisti. “La Stampa” nel suo attacco contro i comunisti usa però un linguaggio e un sistema tale che riesce difficile contraddirla mantenendosi nel campo delle idee. “La Stampa” attacca i comunisti raccogliendo nei bassifondi della ignoranza, del pettegolezzo reazionario e socialdemocratico tutta la spazzatura che le è possibile ed elevandola all’altezza del ragionamento e della critica politica. Con questa roba non si polemizza, come non si polemizza con le vignette del “Pasquino ” o coi trucchi fotografici dell’“on. Bomba”, come non si smentiscono le notizie delle agenzie antibolsceviche, come non si prende sul serio la bestemmia o l’urtone che vi dà un ubbriaco.

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Inganni

Monday, February 5th, 2007

Non firmato, “L’Ordine Nuovo”, anno I, n. 116, 26 aprile 1921.

Il manifesto del Partito comunista ha offerto agli scrittori della “Stampa” l’occasione per una predica untuosa e dolciastra agli operai. Predica senza convinzione, parole senza contenuto e senza nesso. I teorici del giolittismo sono a mal partito, evidentemente. Non sanno più a che santo votarsi: è venuto loro a mancare anche il figurino britannico, brutalmente spezzato dalle rozze mani dei minatori. È venuto loro a mancare il motivo essenziale delle chitarrate sentimentali con cui cercarono negli anni passati di ammollire lo spirito rivoluzionario della classe operaia: l’avvento millenario del più grande statista italiano dopo Cavour. L’on. Giolitti è andato al potere. Cosa rimane delle speranze e delle aspettazioni fatte nascere nell’animo popolare dagli scrittori della “Stampa”? Cosa ha costruito il costruttore Giolitti? Cosa ha restaurato il restauratore Giolitti?

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La compagnia di Gesù

Monday, February 5th, 2007

Non firmato, “Avanti!”, ed. piemontese, anno XXIV, n. 258, 9 ottobre 1920.

Il fuoco, l’acqua, l’onore fecero un giorno comunella insieme… Un gesuita attrae un altro gesuita e ambedue traggono le conseguenze. Zibordi attrae Bianchi e D’Aragona, i tre attraggono il “Resto del Carlino” e il “Tempo”; la “Stampa” trae le conseguenze. Nel trarre le conclusioni la “Stampa” non s’accorge neppure di darsi la zappa nei piedi (o se ne accorge benissimo, ma tira dritto…) Appena lunedì scorso, in un articolo del suo corrispondente da Londra, la “Stampa” sosteneva: La Russia dei Soviet è l’unico paese del mondo che abbia al suo governo uomini vivi, pieni di indomabile volontà, armati di tutti gli strumenti di precisione per esplorare lo spazio e il tempo, consapevoli di un fine preciso, ferreamente decisi a conseguirlo. Appena lunedì scorso, la “Stampa” sosteneva: L’Inghilterra ha uno statista, Lloyd George, l’Italia ha uno statista, Giolitti, ma l’uno e l’altro sono premuti e soffocati da un mucchio di cadaveri in putrefazione, di cui non riusciranno a liberarsi; la Russia dei Soviet ha tutta una schiera di statisti, ed essi sono riusciti a liberarsi di tutti i cadaveri.

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