Allora, visto che ho fatto ben di peggio nell’ultimo post, qui almeno dò notizia degli ultimi sviluppi.
L’8 di aprile ho dato l’esame finale di dottorato. E’ andato bene. Ovviamente non come mi aspettavo, l’emotività di questi ultimi tempi mi ha fatto dimenticare il modo in cui si parla al mondo. A “quel” mondo*. Posto che io l’abbia mai capito e afferrato. Comunque è andata bene e questo è già particolarmente confortante, visto che fino ad un mese fa navigavo nella paranoia, umana, ma ossessiva, di buttar nel cesso quattro anni della mia vita a causa del mio atteggiamento odierno.
Altre notizie, che un po’ fanno da sequel al post precedente. Sto cercando lavoro.
Il mio umore non mi permette di sperare nulla di buono. A questo punto, sul serio, andrebbe bene tutto. A dire il vero preferirei non dover programmare. Perché diciamocelo: non sono portata. Finché posso stare ai miei tempi, posso anche studiare, fare, rifare, ma sotto la pressione di 8 ore ed eventuale non rinnovo del contratto, io credo che avrei gravi problemi, oltre le mie limitate capacità ad organizzare, per dire db in mysql e che so, scrivere un carrello in php.
Ecco, insomma, questi sono gli scheletri negli armadi che si vanno a sommare ad una crescente sfiducia in tutto quello che ho fatto finora. Ad una pigrizia e ansia da fallimento che mi porta a pensare eccheccazzo però non è che lo so tanto il tedesco. ok. Mi porta anche scompensi mentre scrivo, non sono nemmeno più sicura delle parole, dell’ortografia, di ciò che posso scrivere e ciò che invece no. Grammatica da elementari erased. Sintassi, questa sconosciuta. Non mi rimane che buttare di pancia i polpastrelli sulla tastiera per sentirmi ancora viva in qualche modo.
Siamo alla follia. Forse. Forse?.
Comunque la vita continua e sto pensando seriamente a lasciare il mio rifugio da hikikomori mal disegnata e buttarmi a capofitto in quella che una volta era la vita. Ve la ricordate? C’era tanta gente, era piuttosto colorata, piena di colpi di scena, di litigi, amori, amicizie, appetiti. Ora c’è solo la speranza, peraltro abbastanza lontana e fragile, di ricominciare (perché mi viene in mente Asti e Pappalardo?).
Spero che la pausa depressiva vada presto sfumando, perché ne ho due palle, anche se adoro crogiolarmi nella mia melancolia.
* Ritengo però d’esser stata ben cosciente di cosa stavo dicendo e come. E’ che vengo così spesso attratta da quel pulsante d’autodistruzione… è irresistibile.

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