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5

feb

Gramsci

Posted by admin  Published in Arums no subete

Ho aperto uno spazio interamente dedicato a Gramsci, lo potrete trovare a questo link:  http://gramsci.objectis.net non abbiate timore ad iscrivervi e partecipare attivamente! : )

Testi e studi gramsciani: i primi quasi irreperibili in italiano sul web nella loro completezza, se non per alcuni titoli molto popolari. Occupandomi del Gramsci precarcerario qui saranno raccolti, dattiloscritti direttamente dall’edizione originale (nella direzione del “ritorno al testo”), articoli provenienti dal Grido del Popolo, Avanti! e Ordine Nuovo.

Per quanto riguarda gli studi gramsciani, è mia intenzione raccogliere parte di alcuni studi che ritengo importanti per la divulgazione e la comprensione del pensiero gramsciano, così alieno al primo, timoroso avvicinamento ai Quaderni, quanto complesso da interpratare attraverso la vecchia tradizione di studi gramsciani. Saranno tuttavia pubblicati studi minori del passato che ritengo invece utili alla comprensione del pensiero del sardo, non per una sorta di “rivalutazione”, quanto piuttosto dare uno strumento ed intanto recensire le “occasioni perdute”. Ancora qualche rilievo del tutto personale. Mi sono occupata di studi gramsciani degli anni Cinquanta ed ho potuto notare (con piacere all’inizio ed ora con un certo imbarazzo) che alcuni degli studi più comprensibili, panoramici ed entusiasmanti, nonostante la complessità , furono condotti da studiosi dell’ambito scientifico e dunque… non umanisti, su temi principalmente gnoseologici. >> osservazioni in progress : )

Testi

  • scritti giovanili
  • 1919
    • italiano
    • altre lingue
    • titoli in italiano
    • titoli in tedesco
  • Studi

    Bibliografia gramsciana

>> Nella pagina dedicata ai link si possono travare alcuni strumenti bibliografici utili per lo studio gramsciano.

>> Materiale personale su Antonio Gramsci

Lascio qui un branetto che è come una pagina stracciata di diario…

Nell’estate che ha seguito la maturità  linguistica mi son trovata a dover scegliere quale percorso seguire: se continuare con le lingue come tutte le mie colleghe di liceo o optare per la costruzione di strumenti per affrontare temi politici. Ho scelto la seconda ipotesi, mi era già  chiaro che l’interesse per le lingue non sarebbe mai scemato, ma avevo sete di quello che ora riconosco come metodo e soprattuto fame di conoscenze filosofiche, economiche e giuridiche.

Al primo esame universitario, Storia delle dottrine politiche, ho osservato da lontano una mia compagna di studi leggere Americanismo e fordismo dai Quaderni del carcere, con timore guardavo i volumetti nell’edizione NUE, convinta che mai avrei potuto aprire quelle pagine sottili e intendere qualcosa.

Per anni i miei saldi punti di riferimento filosofico-politici sono stati Rousseau e Marx, ma un allontanamento dall’Italia mi ha fatto perdere molto dell’entusiasmo politico che era cresciuto in me vivendo nell’ambiente universitario torinese. All’inizio del 2000 sono tornata definitivamente a Torino con un bagaglio di esperienze linguistiche decisamente più raffinato e concreto e, probabilmente di mala voglia, ho ripreso gli studi politici.

Improvvisamente al corso di Storia del pensiero politico contemporaneo ho conosciuto gli articoli gramsciani giovanili, così le pagine delle Cronache torinesi, nella pregevole edizione NUE, hanno iniziato a riempire le mie giornate, poi venne la raccolta La città  futura e gli altri scritti precarcerari.

Durante la preparazione degli ultimi esami universitari è iniziato anche il mio avvicinamento all’ambiente dell’informazione indipendente, dopo i fatti di Genova nulla poteva più rimanere al caso, si era ormai svegliata definitivamente la coscienza civile il cui germe serbavo al riparo dagli avvenimenti esterni. Così Gramsci, consiliarista, rivoluzionario, nelle sue analisi politiche e strutturali pareva darmi spunti, quasi risposte, a distanza di oltre 80 anni, alle domande, alle motivazioni che ricercavo per darmi ragione sia gli avvenimenti di lungo periodo che della più semplice cronaca politica, dal WTO all’emigrazione, nella mia testa il pensiero di Gramsci e l’avvicendarsi degli eventi politici cui assistevo iniziavano a compenetrarsi vicendevolmente.

Da questa fase iniziale di incontro intellettivo, mi è stata offerta l’occasione di portare avanti gli studi gramsciani prima con una Bibliografia molto ben strutturata per il cd-rom La città  futura, ed in seguito con una Tesi di Laurea, ancora di natura bibliografica: una tranche della Bibliografia gramsciana ragionata, il cui lavoro, nel metodo, ormai sento appartenermi profondamente e che mi ha dato oltre tutto l’opportunità  di cogliere l’importanza e il significato che ha un’analisi storiografica, questo benché l’esiguo arco temporale di cui mi sono occupata (dal 1952 al 1956) non abbia permesso ampie interpretazioni storiografiche, ma devo riconoscere che a livello personale mi ha soprattutto dato una sensazione straordinaria: quella di essermi tuffata e respirare profondamente un’epoca sì diversa da quella che sto vivendo eppure ormai così familiare.

Ancora una volta d’estate, stagione di decisioni, dopo la laurea, si è manifestato un cambiamento, la possibilità  di una scelta.

La mia passione per le lingue non ha trovato mai definitivamente soddisfazione ed ho pensato non dovesse solo più essere uno svago, ma che potesse e dovesse partecipare alla costruzione di qualcosa di strutturato ed organico in me. Quasi naturalmente è nato così il mio progetto di dottorato: ho deciso di domandarmi la valenza ed il peso dell’apporto gramsciano in Germania (insomma, un profilo storiografico della ricezione del pensiero del Sardo nelle due Germanie prima e nella Germania unita, oggi), tema mai profondamente analizzato, come è invece successo per altre aree linguistiche, ma soprattutto si tratta di un tema che riguarda un cultura che sento d’essere portata a capire più facilmente rispetto ad altre persone e molto probabilmente non solo per mere conoscenze lessicali.

In seguito alla stesura del progetto di dottorato ho iniziato a ripensare alla mia esigenza di utilizzare le lingue, di lavorare con esse, di entrare in un’altra dimensione linguistica e culturale.

Un’ipotesi di comprensione, dopo tanti anni, finalmente mi è arrivata ricostruendo, sul filo rosso che sto seguendo ora, il mio percorso, osservando l’apporto dell’esperienza d’avvicinamento all’informazione indipendente e la concomitante lettura di studi gramsciani: ancora una volta ho sentito che la spinta interiore arrivava da una necessità  pratica, pragmatica, civile, il bisogno di traducibilità  e di comprensione appieno tra esperienze culturali non simmetriche, ma simili ed il desiderio di stimolare all’azione.

Col passare del tempo e approfondendo la questione della traducibilità  secondo il modello gramsciano, ho potuto constatare che l’ossessivo bisogno interiore di lingue non è un semplice vezzo, un capriccio, un esercizio di stile, ma ha una coerenza, una logica di cui prima ero incosciente. Ormai da un decennio ad affiancarsi alle lingue come mio interesse principale è l’informatica, in generale intendo i linguaggi di programmazione. Questi due tipi di interessi sono perfettamente incastrati dentro il modello gramsciano rispettivamente di traducibilità  interparadigmatica, ristretta, ed interculturale, generale, secondo le definizioni del linguista Derek Boothman. E questo incastro perfetto in un modello teorico, trova la sua risposta nella mia attività  di tutti i giorni compenetrata dalle due caratteristiche linguistiche, il linguaggio formale, quello informatico, e quello interculturale, di civiltà , sostanziale ambedue strumenti di traduzione della realtà .

Ciò che scuote profondamente la mia attività  è il bisogno di sorpassare le barriere interne ad ogni specialità , tentando di tradurre, coerentemente e con i limiti del caso, ogni parte delle mie attività  sia dal punto di vista metodologico che dal punto di vista sostanziale. La ricerca va dunque verso una lingua naturale, nel senso quotidiano del termine, armonica, che traduca ogni paradigma, linguistico o culturale; il risultato sarebbe però irraggiungibile senza una risposta che Gramsci trova proprio nella filosofia della prassi: non è una questione lessicale a dividere, a fungere da barriera, quanto l’esperienza diversa di ognuno che sta alle spalle del nostro linguaggio, ostacolo superabile solo attraverso il lavoro comune, l’esperienza comune, la condivisione.

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